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Storie di MMA

UFC, i campioni senza corona: 5 top fighters che non hanno mai conquistato il titolo

UFC – Si può essere considerati dei grandi campioni senza mai aver conquistato il titolo UFC? La risposta a questa domanda non è semplice da dare e allo stesso tempo potrebbe generare fazioni contrapposte.

Una cosa sola forse è certa: ci sono atleti che sono stati dei vincenti in gran parte della loro carriera ma che in UFC, per una ragione o per un’altra, non sono mai riusciti ad arrivare all’ambita cintura.

La lista è lunga e annovera al suo interno nomi parecchio blasonati. Prendiamo per esempio l’ex campione Strikeforce, Dream e K1 Alistair Overeem, approdato in UFC per prendersi la scena nei pesi massimi ma costretto a gravitare sempre nel limbo a causa di una stucchevole mancanza di continuità. E che dire di Joseph Benavidez, l’eterno secondo dei pesi mosca vissuto all’ombra prima di Demetrious Johnson e ora di Deiveson Figueiredo?

Prima di arrivare alla nostra Top 5 trova spazio in queste menzioni d’onore anche uno come Diego Sanchez, veterano che ha vissuto mille battaglie ma che non è mai arrivato alla vetta della montagna. Un discorso che vale anche per altri guerrieri dell’ottagono come Nick Diaz, Chael Sonnen, Don Frye e Kenny Florian.

Ma quali sono veramente i cinque fighters più forti ad aver militato in UFC e a non essere riusciti incredibilmente a portarsi a casa una cintura? Vi proponiamo qui di seguito la nostra classifica argomentando ogni scelta.

5) URJAH FABER

“The California Kid” Urjah Faber è l’emblema del lottatore mai domo. Una caratteristica che gli ha permesso di essere inserito nella Hall of Fame nel 2017 nonostante fosse ancora in attività. Arrivato in UFC nel 2011 dopo essere stato campione WEC, erano in molti a considerarlo come il nuovo volto dei pesi gallo. Tuttavia, nonostante un inizio convincente, non riuscì mai ad imporsi in un’occasione titolata. Il 2 luglio del 2011 fu sconfitto da Dominick Cruz nel match valido per la cintura dei pesi gallo. Il 21 luglio 2012 cadde contro Renan Barao per il titolo ad interim. Stesso epilogo anche l’1 febbraio del 2014, sempre contro Barao e sempre per la cintura dei gallo. L’ultimo assalto il 4 giugno del 2016 quando arrivò un’altra sconfitta con Cruz. Un altro eterno secondo? Forse. Un top fighter capitato nell’epoca sbagliata? Sicuramente.

4) WANDERLEI SILVA

Partiamo da una considerazione: Wanderlei Silva è stato il campione dei pesi medi più vincente della storia del Pride ed è rimasto imbattuto nella promotion giapponese dal 1999 al 2004. Un campione talmente brutale da essere considerato il peso medio più forte al mondo in quel periodo. Eppure, nonostante questa aura mistica, Wanderlei Silva non riuscì mai ad imporsi in UFC. Al suo esordio nel 1998, prima di diventare una stella del Pride, incappò probabilmente nella sua peggiore sconfitta venendo travolto da Vitor Belfort dopo pochi secondi. Nel 2000 tornò in UFC per sfidare il campione dei massimi leggeri Tito Ortiz, ma perse per decisione dei giudici. Da lì in poi è stata praticamente un’ecatombe con le pesanti sconfitte patite per mano di Chuck Liddell, Quinton Jackson e Rich Franklin che ne certificarono il declino. Insomma, in termini di proporzioni, il mondo UFC per Wanderlei Silva è stato come la criptonite per Superman.

3) DAN HENDERSON

La storia di Dan “Hendo” Henderson è dipinta tutta sul suo volto segnato da mille battaglie. Un lottatore incredibile capace di scrivere interi capitoli di questa disciplina. Henderson è stato l’ultimo campione dei massimi leggeri Strikeforce e l’ultimo campione dei pesi welter e dei pesi medi del Pride. Un primato, quello di double champ in una delle maggiori promotion di arti marziali miste, eguagliato poi da Conor McGregor nel 2016. Con queste premesse il futuro in UFC per Henderson sembrava essere già scritto. E invece anche lui non è riuscito mai ad arrivare fino in fondo. L’8 settembre 2007 venne sconfitto da Quinton Jackson per il titolo dei massimi leggeri. L’1 marzo 2008 vide sfumare anche l’assalto alla cintura dei medi perdendo contro Anderson Silva. L’ultimo disperato tentativo avvenne l’8 ottobre del 2016 quando fu inserito nel match valido per il titolo dei medi contro Michael Bisping. Una battaglia incredibile che gli valse però solo il bonus per il Fight of the Night visto che alla lettura dei cartellini la vittoria andò al suo avversario. Niente cintura UFC per Henderson, ma le sue geste rimangono comunque indelebili.

2) TONY FERGUSON

Arriviamo ad un nome più vicino ai nostri giorni. El Cucuy Tony Ferguson è considerato da sempre un predestinato delle MMA. Un fighter con uno stile fra i più estrosi e imprevedibili che, dopo essersi conquistato un posto nel club che conta trionfando a mani basse nella tredicesima edizione del reality The Ultimate Fighters, ha collezionato 14 vittorie e 2 sole sconfitte nel suo percorso in UFC. L’ultima quella arrivata contro Justin Gaethje a UFC 249 dopo una striscia di 12 successi consecutivi che lo avevano incoronato come un autentico incubo della divisione dei pesi leggeri. Un re senza corona però visto che Ferguson è riuscito a conquistare nella sua carriera solo il titolo ad interim. Un appuntamento con la storia sfumato più volte per colpa di un fato che gli ha voltato le spalle nel suo incrocio con Khabib Nurmagomedov. Al resto ci hanno pensato altre congiunzioni astrali strane, compreso l’abbinamento dell’ultimo momento con un Justin Gaethje che ha fatto letteralmente saltare il banco. E così, dopo anni di vittorie e di continue rincorse al titolo, Tony Ferguson sarà ora costretto nuovamente a ripartire. Tutti i suoi tifosi si augurano ovviamente che sia l’ultima volta. Noi, nel caso, siamo pronti a depennarlo da questa triste classifica.

1) MIRKO “CROCOP” FILIPOVIC

“Gamba destra ospedale, gamba sinistra cimitero”. Con questo mantra Mirko “Crocop” Filipovic ha terrorizzato frotte di avversari nel corso della sua intera carriera. Uno degli atleti più esplosivi di sempre nella storia del K1 prima e delle MMA poi. Un armadio a quattro ante capace di muovere le gambe con una velocità e una precisione da lasciare a bocca aperta. Probabilmente in UFC non ha avuto lo stesso trascorso degli atleti citati fino ad ora e la sua età già avanzata quando sbarcò nella promotion non ha aiutato, ma da un campione come lui capace di vincere nel K1, nel Pride e in Rizin, ci si aspettava sicuramente qualcosa di più. Se lo aspettavano probabilmente anche Dana White e company quando il 21 aprile del 2007, al suo secondo incontro, lo misero subito contro Gabriel Gonzaga in una sorta di eliminatoria per il match titolato dei pesi massimi. Una sfida che doveva essere a senso unico se non fosse che Gonzaga lo mandò a dormire proprio con la sua arma principale: un high kick sinistro. Da lì in poi si sono alternate alcune vittorie ma anche diverse sconfitte come quelle contro Frank Mir, Junior dos Santos e Roy Nelson. Il tramonto di un campione atteso per anni in UFC che non seppe mantenere le promesse in una promotion dove anche le stelle sono destinate a cadere.

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