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La storia di Jan Blachowicz: dal quasi licenziamento UFC al titolo massimi-leggeri

UFC – 8 aprile 2017. Jan Blachowicz viene annichilito dal wrestling di Patrick Cummings perdendo il quarto match su 5 in UFC. Non una bella esperienza per l’ex campione KSW, che arrivava nella promotion più importante al mondo con un lusinghiero record di 17-3, ed una sconfitta – la terza, appunto – per un infortunio alla gamba.

Gambe maledette, all’inizio della carriera, con l’atleta polacco che qualche anno prima si era continuato ad allenare con un ginocchio spaccato trasferendosi momentaneamente a San Diego per combattere in Messico. Il suo crociato, però, non era evidentemente d’accordo e si è spaccato definitivamente nel luglio del 2008 durante un allenamento.

Comunque sia, torniamo al match perso con Cummings: Blachowicz, come detto, è ad un passo dal licenziamento. Ciò nonostante, sui social continua a palesarsi la sua calma e tranquillità, come fosse un Lewandowski degli sport da combattimento. Va a pescare, si gode la famiglia e gioca coi suoi pastori tedeschi.

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Ah, e circa 6 mesi dopo finalizza Devin Clark. E poi batte ai punti Jared Cannonier, Jimi Manuwa e finalizza con un triangolo di braccia Nikita Krylov. Finisce KO contro un Thiago “Marreta” Santos in stato di grazia, ma ormai è evidente che la musica in casa Jan è cambiata.

Difatti, ci mette pochi mesi a rifarsi da quel KO stendendo a sua volta ciò che rimane di uno dei fighter stilisticamente più belli di sempre – e infatti fa anche il modello, ma per questa battuta meriterei il licenziamento -. Stiam… cioè sto ovviamente parlando di Luke Rockhold.

Poi la vittoria risicata per split decision su Jacaré Souza serve da preambolo per la Fight Night che lo vede stendere nel main event di Rio Rancho Corey Anderson, all’ultimo match di quest’ultimo in UFC.

Poi vabbè succede un macello clamoroso: Dominick Reyes combatte contro Jon Jones, per molti vince ai punti ma non per gli arbitri – che vedono trionfare “Bones” per decisione non unanime -, ma c’è maretta e si vede: difatti non passa poi tanto prima che il campione più giovane della storia UFC abdichi clamorosamente, lasciando la promotion con la cintura massimi-leggeri in mano neanche fosse un cerino d’oro attaccabile alla vita alla bisogna.

Il resto è storia recente: un Blachowicz underdog in tutti i match – o quasi – che ha disputato dal 2017 riesce a stendere puntualmente l’avversario, facendo lo stesso con Dominick Reyes a 4:36 del secondo round del co-main event di UFC 253. Imbattibilità persa per l’avversario e seconda gloria per il popolo polacco in UFC dopo l’egemonia targata Joanna Jedrzejczyk.

Cosa ci insegna, dunque, la storia di Jan Blachowicz? A me, personalmente, ha insegnato che quando Giacomino Brunelli fa bei post su Italian MMA è giusto prendere ispirazione. A voi tutti, invece, spero abbia insegnato che non è importante su quanti inciampi il destino vi porti a cadere, in quanto ciò che realmente conta è non mollare mai i propri sogni e continuare a perseverare certi che la propria forza di volontà è la colona portante delle imprese che, con gli occhi del presente, ci appaiono il più delle volte impossibili.

La chicca definitiva però è Jan Blachowicz che, assieme ad un amico o ad un conoscente -o un familiare, che ne so – mette in bella mostra una zweihander che Siegfried di Soul Calibur levati dalle scatole. Che fa tanto anche Highlander, eh, ma se non avete mai giocato a Soul Blade o a Soul Calibur siete delle brutte persone. E quindi, adesso sappiamo che semmai si farà un live action di Soul Calibur il buon Jan può tranquillamente giocarsi anche una carriera nel cinema videoludico.

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