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Call of Duty e UFC, nuova partnership: in che modo le strade si incrociano?

call of duty ufc
Copyright: Activision - Zuffa LLC

CALL OF DUTY – È ormai ben chiaro che le community delle MMA e di Call of Duty stanno incrociando le loro strade verso una destinazione di mercato. Meno chiaro è invece il meccanismo attraverso il quale i due fenomeni interagiscono.

Ma parliamo soltanto di mercato?

Guardiamo l’ultima release del videogioco FPS tra i più amati, Call of Duty, per i fan semplicemente COD, che nemmeno 15 giorni fa è uscita su console e pc. Molti atleti UFC, come Jorge Masvidal, su Twitter hanno condiviso per il day one un’ondata di eccitazione, che ad occhi esterni, appare un po’ particolare.

Di certo ad unire seriamente le MMA e il mondo del gaming è stato il videogame UFC 4, che ha fatto numeri assolutamente superiori rispetto ai capitoli precedenti della saga. Tuttavia è già da qualche tempo che le star UFC trovano con Call of Duty una certa consonanza.

È semplicemente perché sono persone come le altre? Oppure perché chimicamente si allineano in un’unica oasi di intrattenimento?

Jorge Masvidal annuncia attraverso l’hashtag supernecessary l’urgenza di tornare al pad per giocare allo sparatutto appena rilasciato: Call of Duty Black Ops Cold War di Treyarch. Stessa cosa fa anche Alexander Volkanovski che organizza degli improbabili 1v1 con la superstar del tennis Nick Kyrgios.

A proposito di pesi piuma, c’è l’ex campione Max Holloway che a stento trattiene l’eccitazione per il nuovo COD, essendo poi lui uno streamer hardcore su Twitch (tutto sommato usa il cecchino discretamente). E poi Daniel Cormier, avido gamer da lungo tempo, che esprime apertamente la sua frustrazione per i malfunzionamenti della sua PS5.

Insomma quella per Call of Duty è diventata una mania tra gli atleti UFC.

Secondo voi chi non poteva mancare per dare la definitiva approvazione all’ennesimo capitolo della serie? È in fondo una presenza già nota ai fan di COD per la sua interpretazione del villain nella campagna single player di Infinite Warfare.

Sì, parliamo di Conor McGregor.

Pensate che la lista di fighter sia finita? Vi sbagliate di grosso, ad esempio c’è Jon Jones che gioca insieme a uno come lui, un pro, ma del competitive videoludico. E in più scambia i suoi prestigiosi guantini per uno nuovo controller.

Infine giocano insieme Stipe Miocic, Chris Weidman e Stephen Thompson, formando team nel battle royale Warzone, per così dire una mod del precedente Call of Duty, Modern Warfare di Infinity Ward.

Quella che vediamo in atto è l’ennesima partnership di Activision, il publisher di Call of Duty, con aziende importanti come UFC per unire enormi bacini di utenza. Accordi che spingono su più fronti, dalla promozione dei giochi da parte dei fighter attraverso i social, fino al vestiario dei fighter stessi ispirato al gaming, come quello appena lanciato da Israel Adesanya.

Lo stesso discorso vale per alcuni match del passato abbastanza recente, che si richiamano su YouTube attraverso le keywords UFC e Call of Duty. Ogni settimana c’è l’appuntamento con alcune fight interessanti, sebbene non così clamorose. L’ultima è quella tra Derrick Lewis e Alexander Volkov in UFC 244 di circa 2 anni fa.

Semplicemente si fanno pubblicità a vicenda. I fan delle aziende si scambiano ed è un modo intelligente di fare marketing diffondendo diversi, ma in certo qual modo simili, contenuti di intrattenimento. Ricordiamo che il mercato dei videogame attualmente ha superato di gran lunga quello del cinema di Hollywood.

Al di là della prospettiva da cui si guarda, è una cosa importante per le MMA che trovano nel gaming un ulteriore veicolo di diffusione mediatica e quindi anche culturale.

Un po’ vien da chiedersi se i bacini di utenza dei due fenomeni siano per qualche verso simili. Se i fighter e i fan delle MMA hanno veramente qualche tipo di affinità con gli stessi che giocano a Call of Duty e agli FPS in generale.

neuromarketing gaming

Studi di neuromarketing fanno pensare che l’accordo tra le due aziende ovviamente non è casuale, e in sostanza la stimolazione che il pubblico percepisce è la stessa. Che sia un fattore di sfogo di stress o di semplice intrattenimento, alla fine è un fattore di chimica nel cervello che trova interpretazione nel mercato e nel guadagno.

Quel che più ci interessa è che, in conclusione, la cultura del combattimento si possa sviluppare il più possibile, quella delle MMA in particolare. E se le aziende ci guadagnano, ben venga.

Voi che ne pensate? Considerate positiva questa unione tra gaming e fighting? È un fattore di chimica quello che unisce le community o puro marketing tra grosse aziende?

Fateci sapere nei commenti.

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