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Editoriali

Siamo tutti guerrieri (e le MMA sono terapia contro il malessere della pandemia)

MMA – Ai tempi della pandemia, mentre stiamo combattendo tutti qualche tipo di battaglia personale- più o meno drammatica, più o meno stupida- abbiamo, nessuno escluso, bisogno di grandi e piccole ispirazioni per poter guardare al futuro con ottimismo.

Per superare un periodo difficile, uno dei più complicati della nostra epoca, dobbiamo fare di necessità virtù e trasformarci in guerrieri della quotidianità ed è per questo che, consciamente o inconsciamente, cerchiamo riferimenti a cui ispirarci.

C’è chi trova ispirazioni nella lettura, chi trova ispirazioni nella visione di film e serie tv, chi trova ispirazione nella propria famiglia o negli amici e chi l’ispirazione la cerca e la trova generalmente nella visione o nella pratica dello sport agonistico.

Il problema è che in questi mesi lo sport da guardare è mancato, siccome è stato perlopiù fermo o limitato allo stretto indispensabile per le giuste norme legate al distanziamento sociale.

Lo sport, inteso come attività fisica, è salutare per chi lo pratica mentre lo sport, intenso come competizione agonistica, è di ispirazione per chi lo guarda, non solo per chi lo pratica.

Più la competizione agonistica è accesa, più le persone ed i popoli si ispirano e si affezionano ad una bandiera, ad una nazione, ad una comunità di propri simili, più o meno allargata. Questo è il segreto di Pulcinella, questa è la lettura sociologica all’acqua di rose ma è con questo spirito che sono nate le Olimpiadi e tutte le altre competizioni che fanno sognare l’intero globo terraqueo da che ne abbiamo memoria.

I popoli hanno bisogno di guardare e vivere lo sport, hanno bisogno di tifare, di gioire, di soffrire, hanno bisogno di identificarsi nei propri idoli sportivi, hanno bisogno di sognare seguendo le grandi gesta atletiche che divengono di volta in volte metafore di vita. Ad ogni goal che si parli di calcio, ad ogni KO che si parli di MMA o boxe, l’emozione è la stessa. La sera, dopo un grande evento sportivo si va a dormire carichi, rinfrancati, ottimisti. Ogni appassionato sportivo conosce la sensazione di cui sto scrivendo. L’ottenimento del risultato sportivo è celebrazione della vitalità dell’essere umano ricco di estro, tecnica, perseveranza, abnegazione, forza mentale e fisica: l’essere umano che tutto può, anche in circostanze avverse.

E quando si parla di Mixed Martial Arts, come ho detto in tante altre occasioni, sono davvero convinto che si tratti dello sport agonistico per eccellenza, in modo nemmeno troppo metaforico. È lo sport degli sport dal punto di vista agonistico. Non c’è nessun altro sport che sia così impegnativo fisicamente e mentalmente per un atleta. Le MMA sono “Il confronto” uomo contro uomo per definizione, le MMA sono guerra fatta sport.

E per quanto l’uomo farnetichi sempre sul concetto di pace è indubbio che l’uomo, per sua natura, è intrinsecamente stimolato da concetti di competizione, più o meno mascherati da altro. La vita è anche competizione, più o meno accesa, più o meno violenta. Negarlo è ipocrita. C’è chi litiga al lavoro o a scuola, chi litiga in condominio, chi litiga al supermarket o quando guida, chi litiga sui social, chi vuole prevalere qua o là. Anche tra famigliari si è in competizione, lo sono genitori e figli, lo sono fratelli e sorelle, lo sono gli amici. C’è sempre competizione mascherata da altro. È parte della nostra natura. Gli esseri umani sono in competizione tra loro. Altri esseri viventi sono in competizione tra loro. Diverse speci animali lottano per sopravvivere. La Natura è competizione continua.

Non c’è pace senza guerra.

L’uomo lotta per sopravvivere, per affermare la pace, consapevole che una piccola o grande guerra andrà combattuta, prima di perire. Per questo dico che lottare, combattere è, e deve essere, nel nostro DNA, sempre. La violenza che dal combattimento scaturisce, ha sicuramente accezione negativa- senza se e senza ma- per essere controllata deve essere conosciuta, dominata con un approccio scientifico e non emotivo. Alla violenza si risponde sempre con la ragione, mai con altra violenza.

Ed è l’uso della ragione che viene ricercata quasi scientificamente nel combattimento sportivo. Gli sport da combattimento sono infatti per loro natura all’eterna ricerca del concetto di combattimento tecnico e ragionato: far prevalere la ragione- esplicitata ed elicitata dalla tecnica- sulla violenza primordiale, è una prerogativa delle arti marziali. Sempre con la consapevolezze che talvolta la violenza, la forza bruta, può comunque inaspettatamente prevalere…ma non per questo si deve perdere la speranza. Anche questa enorme metafora di vita che ci ricorda un po’ la nostra guerra quotidiana contro l’ignoto della situazione che stiamo vivendo.

Lottare è confronto fanciullesco per eccellenza, non a caso la prima cosa che fanno i bambini, ancora prima di iniziare a camminare, è picchiarsi goffamente con altri bambini, sempre che i genitori non glielo impediscano (come nelle civiltà occidentali sempre più spesso accade, per nessuna ragione logica). Se li si lasciasse lottare si scoprirebbe che spesso i bambini non lottano per farsi male, si azzuffano con naturalezza, come fanno i cuccioli di tutte le specie animali, prendono confidenza con il proprio corpo e con gli spazi, diventano esseri viventi capaci di reagire alla situazioni con un mix di istinto e intelletto, ma alla fine, anche per i bimbi, dopo “la guerra” trionfa la pace. E spesso dopo la lotta si abbracciano e si baciano.

Tutti gli sport, tutte le competizioni sono metafore di guerra ma le MMA lo sono evidentemente di più.

Ed è per questo che tanti ne sono spaventati, alla sola vista. Ed è per questo che tanti perbenisti ne hanno addirittura paura. Nelle MMA non c’è alcuna mediazione, c’è solo il confronto fisico e mentale più brutale possibile nell’anno domini 2020, sebbene nel rispetto di un regolamento che, paradossalmente, tutela la salute degli atleti come pochi altri sport fanno.

Le MMA sono così esplicite e allo stesso tempo così criptiche, per l’occhio non avvezzo, da risultare talvolta disturbanti. Nelle MMA c’è indubbiamente una connessione forte con il pancrazio delle Olimpiadi antiche, c’è l’uomo che combatte per dimostrare di essere il più forte, il più intelligente, il più atletico, il più preparato, il più scaltro. Ci sono due individui che vogliono prevalere l’uno sull’altro in una gabbia, che possono combattere in modo completo utilizzando pugni, calci, gomitate, ginocchiate, leve articolari e strangolamenti. È l’esaltazione dell’essere umano, così com’è, senza troppi filtri o fronzoli. Il sangue, il dolore, il sudore, le lacrime, le urla, le sofferenze, le gioie sono reali. Come nella vita quotidiana di ognuno di noi.

Ma nelle MMA c’è anche il rispetto, dogmatico, delle regole: il rispetto per l’avversario, il rispetto della civiltà, il confronto onesto spinto al massimo. Un vero e proprio codice da samurai contemporanei che  sempre meno spesso trova riscontro nella vita quotidiana di tutti noi. Codice di cui invece avremmo un gran bisogno per un mondo meno ipocrita e più consapevole.

Guardare le MMA è un po’ come guardarsi allo specchio, si scopre molto della natura degli uomini.
Prima si combatte, poi si ricerca l’abbraccio. Prima la guerra, poi l’armistizio. Prima si cerca il conflitto, poi il confronto, poi si ripiega sulla ragione. Non è così che va il mondo?

Ecco perché in questa pandemia, dove moltissime persone si sono trovate in difficoltà dal punto di vista psicologico, nell’adattarsi e nel reagire contro un nemico così antico e naturale come un virus, sarebbe utile ricongiungersi con i nostri sentimenti primordiali perché alla fine guerrieri lo siamo tutti, solo che ce lo siamo dimenticati.

Guardare le MMA, ai tempi della pandemia, è terapeutico, credetemi. Fatelo e mi saprete dire.

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