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Interviste

UFC, Cruz in esclusiva a TuttoMMA: “Cejudo, vediamo chi è il miglior peso gallo di sempre”

Illustrazione a cura di Emanuele Girlanda
– SCROLL DOWN TO READ THE INTERVIEW IN ENGLISH –

UFC – Eccoci alla seconda parte della lunga intervista che Dominick Cruz ci ha concesso qualche giorno fa. La prima parte ha toccato punti di attualità di questa crisi legata al Coronavirus; in questa ci focalizzeremo sulla carriera passata e presente di The Dominator.

La prima domanda è stata la seguente: “È passato qualche anno dal tuo ultimo incontro nell’ottagono, sappiamo che ci sono stati alcuni infortuni che hanno rallentato il tuo ritorno e operazioni chirurgiche, come già ti era capitato in passato. Hai mai valutato l’opzione di ritirarti delle competizioni?”.

D.C. “Prima dell’incontro con Mizugaki ho avuto uno stop di tre anni e mezzo legato a degli infortuni, tornai e vinsi, dopo di che fui costretto a fermarmi ancora per un altro infortunio al ginocchio che stavolta mi costrinse a stare fuori dalle competizioni per un altro anno e mezzo”; “Riuscii infine a tornare contro T.J. Dillashaw nel 2016 e mi ripresi il titolo, che non avevo mai perso dentro l’ottagono, poi ho combattuto altre due volte prima di infortunarmi alla spalla”. “Sono passati circa tre anni da allora e in questo momento il mio fisico è tornato a pieno regime, anzi concedimi questa metafora: questa macchina da corsa è stata nel garage per circa tre anni, il mio team l’ha fatta ripartire, ne ha curato i dettagli, la precisione e anzi l’ha migliorata apportando modifiche che l’hanno resa più performante ed è assolutamente pronta per la gara. Ma in ogni caso è comunque stata nel garage per un bel po’ di tempo!” si ferma un attimo ed entrambi facciamo un breve risata, poi continua “E non è forse questo il così detto ‘Ring Rust’? per questo è importante considerare i dettagli, ma siamo esattamente lì”; “Anzi, posso dirti che il modo in cui l’ho sempre vista è questo: ho sempre desiderato tornare, perché la mia passione è questo e finché il mio corpo me lo permetterà io continuerò a combattere. E ora sto benissimo, ho di nuovo il giusto equilibrio, la giusta coordinazione, il timing e ho di nuovo tutta la forza che avevo perso a causa dell’intervento alla spalla. Quindi no, non ho mai pensato a ritirarmi” fa una pausa e poi aggiunge “Ti dirò di più, la sensazione che dà questa crisi legata al coronavirus non mi è del tutto nuova. In questi anni, molte volte, per colpa degli infortuni sono stato senza combattere, privandomi di una delle cose più importanti della mia vita. Stavo già facendo una vita simile a questa anche prima del virus e sono riuscito perfettamente a resistere, a godermi quello che avevo ma con la mente fissa al mio ritorno nell’ottagono. Per me domani è semplicemente un altro bellissimo giorno. I’m on top of it! (ride).

Il ragionamento effettivamente filava liscio come l’olio. Ci vuole una grande motivazione per continuare a rimettersi in gioco dopo un infortunio. Si contano sulle dita di una mano gli atleti capaci di ritornare a competere dopo una lunga serie di gravi infortuni, collezionando vittorie su vittorie. Dominick Cruz è sicuramente tra questi.

La domanda successiva riguardava il suo stile di combattimento, su come è nato, essendo così unico e imprevedibile, con moltissimi cambi di guardia, e talmente efficace da essere anche fonte di ispirazione per molti altri combattenti di MMA. Ci pensa un attimo e poi risponde “Devo fare una premessa. Quando iniziai a combattere, nel 2006, non c’era la mia classe di peso. Praticamente mi ritrovavo a combattere a 155 libbre mentre io ne pesavo solo 140 circa”; “Era impossibile combattere come tutti gli altri, dovevo per forza inventarmi una strategia giusta, essere più veloce, imprevedibile e fare in modo da non dare mai la possibilità di prendermi e portarmi a terra, visto che tutti avevano un grande vantaggio fisico su di me”; “Iniziai quindi a concentrarmi sul gioco di gambe, ad entrare e uscire dalla guardia rapidamente, a fintare, ma soprattutto essere paziente: distribuivo i colpi con costanza, senza farmi prendere dalla foga e senza dare la possibilità ai miei avversari di mettermi anche un solo dito addosso. Piano piano li spezzavo fino a finalizzarli”; “Arrivai a totalizzare forse una decina di finalizzazioni diverse con questa strategia e poi quando incontrai il mio allenatore, Eric Del Fierro, perfezionammo il tutto. Mi ricordo che c’è stato un momento in cui ero quello che combatteva in un modo strano e sbagliato, ma guarda ora: moltissimi cambiano postura, guardia, entrano ed escono da quella dell’avversario. Chi sbagliava quindi?”; “Cosa ne penso io? È sempre bello avere ragione!”. Ci lasciammo andare tutti ad una risata.

A quel punto, visto che eravamo in vena di flashback decidiamo di fargli una domanda un po’ più personale, per capire un dettaglio in più del suo straordinario percorso. “C’è stato un momento della tua carriera di fighter professionista che individui come un punto di svolta?”.

D.C. Sicuramente quando ho incontrato Eric Del Fierro, il mio coach. Se mi ricordo bene era il 2006, lui aveva una promotion all’epoca che si chiamava Total Combat e mi contattò per sostituire un fighter in California nel main event, al limite delle 145 libbre. Io in realtà dovevo combattere in Colorado a 155 libbre ma l’evento era saltato, quindi fui abbastanza contento di accettare sebbene ci fossero solo due giorni di preavviso!”; “All’epoca avevo un record di 6-0, non avevo nemmeno una persona al mio angolo e mi presentai all’evento completamente solo, affrontai il favorito di casa in una vera e propria battaglia lunga 3 round e la vinsi. Eric a quel punto mi dette un bonus di 300 dollari, perché fu un bel combattimento, ma anche perché gli piacque come mi presentai e gestii la cosa, completamente da solo. Mi chiamò per altri due combattimenti e li vinsi entrambi. A quel punto mi chiese <Ma non hai un coach? Qualcuno al tuo angolo?> perché praticamente mi vedeva arrivare da solo in aereo, vincere e andarmene tutte le volte così” ride un po’ Al che gli risposi che non ce l’avevo e che speravo di trovarlo durante un combattimento. A quel punto si offrì lui e mi trasferii in California ed iniziammo a lavorare insieme. Era il 2007 e finalmente avevo un Coach, un manager e un angolo pronto per il mio primo incontro per il titolo dei pesi piuma WEC contro Urijah Faber”.

Il resto della storia la conosciamo bene, quello fu un match che perse per sottomissione, dopo di che rimase imbattuto per i successivi otto anni.

Per concludere l’intervista ci è sembrato giusto chiedere cosa ne pensasse dello stato attuale riguardante la divisione pesi gallo UFC e soprattutto quali fossero i suoi piani futuri. Subito risponde chiaro I respect everybody in the division! Penso che specialmente chi è nella top five meriti l’appellativo di campione del mondo, solo che non hanno ancora avuto il modo di provarlo probabilmente. Adesso lo sport è ad un livello mai visto, la competizione è incredibile e la divisione è la migliore di sempre”; “Chi vorrei incontrare nell’ottagono? Beh, è ovvio, è la persona che mi ha sfidato recentemente, ovvero chi sta in cima alla piramide, Henry Cejudo. Penso sia abbastanza comico il fatto che molte persone siano rimaste sconvolte dal fatto che mi abbia sfidato, ma la realtà è che negli ultimi anni sono stato sfidato da molti! Potrei farti una lunga lista: Demetrious Johnson, Uriah Faber, Aljamain Sterling, Sandhagen e infine proprio Henry Cejudo. Ovvio che tra tutti, quello che più affronterei volentieri è l’attuale campione”. “E vorrei precisare che oltre per una questione legata alla cintura e ovviamente anche ad un compenso migliore, combatterei con lui anche per puro principio. Proprio lui recentemente si è auto dichiarato il più forte bantamweight di tutti i tempi. Lui! Che ha battuto solo Marlon Moraes a 135 lb e non ha difeso il titolo nemmeno una volta!”; “Adesso viene fuori che Henry combatterà contro Aldo, ma vuoi sapere la verità? Non credo proprio che questo accadrà. È molto probabile che Henry se ne tirerà fuori. I motivi sono diversi ma diciamo che il più importante è che Henry ha da poco subito un’operazione alla spalla, simile alla mia e conosco bene i tempi di riabilitazione. È davvero improbabile che si riprenda al 100% per l’evento. Oltre a questo, c’è che Henry negli ultimi tempi sta davvero sfidando chiunque, tra cui appunto Aldo, ma sono sicuro che si tratta di una strategia per far parlare di sé e per prendere tempo. Però in ogni caso, appena vieni nominato campione l’orologio inizia a correre molto più velocemente del solito e ad un certo punto devi combattere per forza, se non vuoi che ti venga strappata la cintura”. Concordo con lui nel pensare che l’infortunio di Cejudo non sia affatto uno scherzo.

D.C. Il mondo vuole davvero vedere chi è il più forte bantamweight di sempre? Allora Henry dovrebbe combattere contro di me, io non ho fretta, non sono nemmeno nei rankings! L’unica cosa che mi spinge a velocizzare il mio ritorno sono i miei fan. E sai cosa? I miei fan mi rivedranno molto presto, al 100% sarà nel 2020, sperando che la crisi legata a questo virus si risolva presto”; “Sono stato il primo assoluto a vincere la cintura, l’ho difesa più a lungo di chiunque altro, infortunio dopo infortunio sono sempre tornato vincente, addirittura riconquistando la cintura contro T.J. Dillashaw. Sto parlando di un arco di tempo durato anni e anni. Se Henry vuole essere, come dichiara, il migliore di sempre deve prima battere me”.

L’intervista era finita, eravamo assolutamente entusiasti e vi assicuro che la tentazione di fargli qualche altra domanda era davvero tanta. Alla fine, ci siamo messi a chiacchierare ancora un po’ della situazione attuale legata alla crisi del coronavirus, poiché gli USA avevano appena dichiarato il lockdown e l’argomento era estremamente “caldo”. Ci salutiamo dopo quasi mezz’ora di telefonata, lo ringraziamo per il tempo che ci ha concesso, ma con grande sorpresa mi interrompe e dice No, grazie a voi, per quello che fate. Ora come ora è estremamente importante comunicare e spero che il mio messaggio possa raggiungere sia i fan italiani che i fan sparsi in tutto il mondo. Dobbiamo essere forti e uniti in questo momento di crisi, lo sport e le MMA possono aiutare a creare un legame tra tutti noi anche a distanza”.

Che dire? Un talento unico e un combattente straordinario, ma anche un ragazzo dal cuore grande, sani principi e dall’energia inesauribile.

Oss, Mr Cruz.

A cura di Ernesto e Giulio Piane

FULL INTERVIEW IN ENGLISH

UFC – Here we are, that’s the second part of the long interview that Dominick Cruz gave us a few days ago. The first part touched on topical points of this Coronavirus crisis; in this part we will focus on the past and present career of The Dominator.

The first question was the following: “It has been a few years since your last fight in the octagon, we know that there have been some recurring issues, like injuries and surgical procedures, which has slowed down your return to the octagon. Have you ever thought about quitting the “fight game”?

D.C. “Before the fight with Mizugaki I had a three and a half year stop related to injuries, I returned and I won, after which I was forced to stop again for another knee injury that this time forced me to stay out of competition for a another year and a half “; “I finally managed to get back against T.J. Dillashaw in 2016 and I got back the title, which I had never lost inside the octagon, then I fought two more times before injuring my shoulder”. “It’s been about three years since then and at this moment my body is back to full speed. I’ll put it in a metaphor for you: this race car has been sitting in the garage for about three years, my team got it running again, fine tuning it, getting the right precision and improving it by making changes that has made it more performing. Now is absolutely ready for the race. But it’s been in the garage anyway for a long time anyway!” he stops for a moment and we both have a short laugh, then continues “And isn’t this the so-called ‘Ring Rust’? that’s why it’s important to consider the details, but we’re exactly there”. “Indeed, I can tell you that the way I have always seen it is this: I have always wanted to be back, because my passion is this and as long as my body will allow me I will continue to fight. And now I’m fine, I have the right balance again, the right coordination, the timing and I have again all the strength I had lost due to the shoulder surgery. So no, I never thought about retiring” pauses and then adds “I will tell you more, the feeling that this coronavirus crisis gives is not entirely new to me. In recent years, many times because of injuries, I have been without fighting, depriving myself of one of the most important things in my life. I was already living a life like this even before the virus and I perfectly managed to resist, to enjoy what I had but with my mind focused on my return in the octagon. Tomorrow is simply another beautiful day for me. I’m on top of it! (laughs).

The reasoning behind his words is crystal clear. It takes a lot of motivation to persevere and manage to get back into the game after an injury. I can count on one hand the number of athletes that have been capable to compete and win, after multiple serious injuries. Dominick Cruz is certainly among them.

The next question was about his fighting style and how it developed. Being so unique and unpredictable and being able to switch stance so effectively was also a source of inspiration for many other MMA fighters. He thinks about it for a moment and then answers “I have to make a premise. When I started fighting in 2006, there wasn’t my weight class. I was fighting at 155 pounds while I weighed only about 140″; “It was impossible to fight like everyone else, I had to invent the right strategy, be faster and unpredictable. I couldn’t let them grab ahold of me and bring me to the ground, since everyone had a great physical advantage over me”; “So I began to focus on footwork, to get in and out quickly, but above all to be patient: I distributed the shots progressively, pick them apart without getting caught up in the heat and without let my opponents even lay one finger on me“; “I’ve been able to get about 10 different finishes with that style and then when I met my coach, Eric Del Fierro, we perfected everything. I remember that there was a time when I was the one who fought in a strange and wrong way, but look now: many switching stance, pivoting in and pivoting out. Who was wrong then? “; “What do I think of it? It’s beautiful!”.

At that point, since we were in the mood for flashbacks, we decided to ask him a slightly more personal question, to understand an extra detail of his extraordinary path. “Has there been a moment in your professional fighter career that you identify as a turning point?”

D.C.Definitely when I met Eric Del Fierro, my coach. If I remember correctly it was 2006, he had a promotion at the time called Total Combat and he contacted me to replace a fighter in California in the main event, at the limit of 145 pounds. I actually had to fight in Colorado at 155 pounds, but the event being cancelled, so I was happy enough to accept although there were only two days’ notice!”; “At the time I had a 6-0 record, I had no corner men and I flew out and showed up by myself, I faced the hometown favorite in a real 3 round war and I just beat him. Eric then gave me a $ 300 bonus, because it was a good fight, but also because he liked how I introduced myself and managed it, completely alone. He called me for two more fights, and I won them both. At that point he asked me <But don’t you have a coach? Someone at your corner?> Because he saw me arriving by myself everytime!” laugh a little “To which I replied that I did not have it and that I hoped to find it during a fight. At that point he said <Ok, you train with me then> and I moved to California and we started working together. It was 2007 and I finally had a Coach, a manager and a corner ready for my first fight for the WEC featherweight title against Urijah Faber”.

We know the rest of the story well, that was a match that he lost by submission, after which he remained undefeated for the next eight years.

To conclude the interview, it seemed right to ask what he thought of the current state regarding the UFC bantamweight division, and above all what his future plans would be. He immediately replies,I respect everybody in the division! I think especially those who are in the top five deserve the title of world champion, they only have not proven it yet. Now the sport is at a level never seen before, the competition is incredible, and the division is the better than ever”; “Who would I like to meet in the octagon? Well, of course, it’s the person who challenged me recently, that is, the one at the top, Henry Cejudo. I think it is quite comical that many people have been shocked by the fact that he challenged me, but the reality is that in recent years I have been challenged by many! I could make you a long list: Demetrious Johnson, Uriah Faber, Aljamain Sterling, Sandhagen and finally Henry Cejudo. Of course, of all, the one I would happily face is the current champion”; “ I would like to specify that besides for reasons related to winning belt and obviously also to a better compensation, I would fight with him also on a pure principle. He recently declared himself the strongest bantamweight of all time. He! That only beat Marlon Moraes at 135 lb and hasn’t defended the title once!”; “Now it turns out that Henry will fight Aldo, but do you want to know the truth? I really don’t think this will happen. It is very likely that Henry will just pull out. The reasons are several, but let’s say that the most important is that Henry recently did surgery on his shoulder, similar to what I did, and I know well the times of rehabilitation. It is unlikely that he will fully recover for the event. In addition to this, there is that Henry has been really challenging anyone lately, including Aldo, but I am sure it is a strategy to get talked about and take time. However, in any case, as soon as you are nominated champion the clock starts running much faster than usual and at some point you have to fight, if you don’t want your belt to be taken away by the promotion“.

I agree with him in thinking that Cejudo’s injury is not a joke at all, and D.C. goes on “Does the world really want to see who is the strongest bantamweight ever? So, Henry should fight me, I’m in no hurry, I’m not even in rankings! The only thing that drives me to speed up my return are my fans. And do you know what? My fans will see me again very soon, 100% will be in 2020, hoping that the crisis related to this virus will be resolved soon”; “I was the first overall to win the belt, I defended it longer than anyone else, injury after injury I always came back winning, even regaining the belt against T.J. Dillashaw. I’m talking about a span of time that lasted years and years. If Henry wants to be, as he declares, the best 135 pounder ever he must first beat me!”.

The interview was over, we were absolutely thrilled, and I assure you that the temptation to ask him some more questions was hard to resist. In the end, we chatted a little more about the current situation related to the coronavirus crisis as the US had just declared the lockdown, and the topic was extremely “hot”. After half an hour on phone call, we also thank him for his time, but surprisingly he interrupts me and says No, thank you, for what you do. Right now it’s extremely important to communicate and I hope that my message can reach both Italian fans and fans all over the world. We must be strong and united in this moment of crisis, sport and MMA can help create a bond between us all, even from a distance”.

What can we say? A unique talent and an extraordinary fighter, but also a guy with a big heart, healthy principles and inexhaustible energy.

Oss, Mr Cruz.

Written by Ernesto & Giulio Piane

a special thanks to Gabrielle Harvey for english consulting

     

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