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UFC 262 Oliveira vs Chandler: The Good, The Bad and The Ugly

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Nuovo appuntamento con “The Good, The Bad and The Ugly”, la rubrica che analizza i momenti migliori, i più cattivi (sportivamente parlando) e i più brutti dell’ultima card UFC.

Questa volta passiamo in rassegna UFC 262 Oliveira vs Chandler. Siete pronti? Partiamo!

THE GOOD – Ordem e Progresso: Do Bronx e Barboza

Il motto che campeggia sulla bandiera brasiliana è la sintesi perfetta della serata di questi due fighters. Per Edson Barboza si tratta soprattutto di un progresso che affonda le sue radici nel passato, ovvero in quei match dove ha regalato a tutti gli appassionati momenti di puro godimento sportivo. Sì, perché quanto mostrato contro Shane Burgos ha richiamato alla memoria proprio i famosi highlights in cui lo si vede provocare dolore agli avversari con i suoi calci al tritolo. Probabilmente Barboza è uno degli striker tecnicamente più forti dell’intero roster UFC, ed il suo confermarsi tale non può che farci piacere.

Sul fronte brasiliano, anzi, sul fronte mondiale, a prendersi la scena è stato però Charles Oliveira. La sua storia dai tratti cinematografici che lo ha visto partire dalla povertà e arrivare alla cintura UFC è una delle più belle e affascinanti di sempre. Un percorso fatto di sacrifici, sudore e lacrime. Già, le lacrime, per una volta non di sofferenza come quelle versate negli anni più duri, ma di gioia dopo la vittoria incredibile ottenuta contro Michael Chandler. Un capolavoro che racchiude l’essenza di Do Bronx, un fighter che è sempre riuscito a sopravvivere ad ogni tipo di avversità fino a conquistare la meritatissima cintura.

THE BAD – Michael Chandler

Inutile girarci intorno: l’americano era il cattivo della situazione. Arrivato in UFC dopo la separazione da Bellator, è stato subito catapultato in una sfida titolata dopo solo un match. Tony Ferguson lo aveva persino apostrofato come il cocco di Dana White durante la conferenza stampa pre evento. Eppure Chandler la title shot l’aveva meritata demolendo Dan Hooker e presentandosi con un curriculum di tutto rispetto in oltre dieci anni di onorata carriera. Il destino sembrava anche volerlo premiare dopo un primo round in cui ha letteralmente assaltato il suo rivale. Se le MMA però ci hanno insegnato qualcosa è che in un istante lungo quanto un battito di ciglia tutto può cambiare e, da cacciatori, spesso si finisce col diventare preda. Una favola che si è ripetuta anche al Toyota Center e che ha visto il “cattivo” uscire ancora una volta sconfitto.

THE UGLY – Tony Ferguson e Jacaré Souza

Si fa fatica a trovare qualcosa di brutto per UFC 262. Dal punto di vista tecnico abbiamo assistito a match molto spettacolari e a finalizzazioni da farci spellare le mani per gli applausi. Forse le uniche note dolenti della serata sono state le sconfitte di due campioni che sembrano ormai caduti in disgrazia. Nel co-main event Tony Ferguson è apparso come un lontano parente di quel Cucuy in grado di terrorizzare tutti i suoi avversari. L’età, e il suo stile combattivo che lo ha esposto per anni a subire tanti colpi, sembrano avergli presentato il conto. Una fine davanti alla quale lo stesso Ferguson non vuole rassegnarsi e per capirlo basta guardare la sua espressione di delusione al momento del verdetto. Uno sguardo arrabbiato, non tanto per il giudizio sacrosanto, ma per l’impossibilità di trovare una soluzione a tutto questo.

Un altro ad uscire a pezzi (in tutti i sensi) da UFC 262 è Jacaré Souza. Il brasiliano, relegato addirittura nei prelims, è caduto vittima della quarta sconfitta consecutiva. Una spirale negativa acuita dall’infortunio che lo ha visto uscire con un braccio rotto dopo un tentativo anticonvenzionale di armbar da parte di Andre Muniz. Uno smacco troppo grande per chi, come Jacaré, con un braccio rotto riuscì a vincere un mondiale di jiu jitsu contro Roger Gracie.

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