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Storie di MMA

UFC: la folle storia di Forrest Griffin, il primo e vero “Ultimate Fighter”

Illustrazione a cura di Emanuele Girlanda

UFC – Le storie di redenzione o di profonda ispirazione appartenenti al mondo dello sport affascinano da sempre tutti coloro che si avvicinano ad una disciplina. Sapere infatti che c’è stato qualcuno che è stato in grado di partire dal basso ed arrivare fino in cima, è uno dei maggiori stimoli per chiunque insegua lo stesso sogno.

La storia di Forrest Griffin – campione dei massimi-leggeri UFC nel 2008 – può essere considerata come una di queste.

Il percorso dal nulla più assoluto alla vetta UFC però, nel caso di Griffin, è qualcosa che supera ogni confine dell’immaginazione. E’ un viaggio fatto di storie surreali, pensieri scanzonati e atmosfere tipiche del sud degli Stati Uniti dove le risse nei bar hanno come sottofondo la musica country.

L’infanzia di Forrest Griffin trascorsa in un sobborgo di Augusta, in Georgia, è stata accompagnata proprio da tutto questo.

Da quelle parti, una volta all’anno, la comunità si paralizza per l’arrivo in città di uno dei più importanti tornei di golf al mondo. A Forrest però i green o i bogey non sono mai interessati. Il suo carattere vivace lo ha sempre fatto propendere per una sola cosa: la lotta.

Al liceo comincia così a praticare un po’ di wrestling. Poi però si appassiona al football.

Forrest gioca nel defensive team e colleziona placcaggi su placcaggi. Ogni volta che ne compie uno festeggia come se fosse il suo compleanno. Nel football i giocatori quando esultano sbattono la testa contro quella di un compagno. Anche Forrest lo fa, a volte però senza casco.

A scuola non va poi così male, a parte con le ragazze. Griffin così inventa un modo infallibile per rimorchiare: dice a tutte di avere un pene minuscolo in modo da farle impietosire e non creare allo stesso tempo un’aspettativa troppo alta. Nonostante la genialità della cosa, non ebbe grande successo.

Intanto gli anni passano ed arriva il momento di andare al college. Si iscrive all’Università della Georgia e durante gli studi frequenta anche il dipartimento dello sceriffo della Contea di Richmond. Il suo obiettivo è quello di laurearsi in scienze politiche e lavorare nell’ambito della legge. Riesce a fare solo la prima cosa. Nell’ambito lavorativo infatti deflagra nella sua vita una bomba che stravolge completamente i suoi piani. Un ordigno artigianale devastante noto con il nome di “Mixed Martial Arts”.

Gli esordi di Griffin nelle MMA sono puri brutal fight nei più sperduti meandri della psiche umana. Forrest infatti è una scheggia impazzita che mulina le braccia fino a quando il suo avversario non è out. La kickboxing e il BJJ studiati con estrema dedizione sgrezzano il suo talento e gli permettono, in seguito, di costruire una considerevole striscia vincente che gli spalanca le porte per le occasioni che contano.

Debutta così fra i professionisti nel 2001 e lo fa con una sconfitta contro Den Severn. Sì, proprio lui, uno dei primi fighter storici UFC.

Nel suo percorso incontra anche altri atleti destinati a palcoscenici più importanti come Chael Sonnen o Jeff Monson. Griffin li batte tutti ed attira l’attenzione di Dana White che nel frattempo è alla ricerca di prospetti per la prima edizione di The Ultimate Fighter, il reality chiamato a rilanciare il prodotto UFC.

Forrest si conquista un posto nello show e dà inizio ad un’ascesa fra le più entusiasmanti di sempre nella storia delle MMA.

Durante le puntate Griffin regala spettacolo sia nella gabbia e sia nella casa dove alloggia insieme agli altri partecipanti sotto gli occhi delle telecamere.

Dai siparietti con Diego Sanchez a quelli con Chris Leben, fino ad arrivare a momenti di puro trash come quando comincia a correre per la casa ingurgitando banane come un orango: il Forrest Griffin del primo TUF rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo come il crazy guy che ce l’ha fatta. Quello che dopo aver visto in TV il film “Good Will Hunting” si immedesima a tal punto da cominciare a pensare di essere uno dei personaggi e a parlare addirittura con un accento di Boston come uno di loro. Quello che quando gli chiedono il perché non avesse un nickname, lui ci pensa un attimo e risponde che il suo soprannome è “Forrest” e che da quel momento si sarebbe chiamato Forrest “Forrest” Griffin. Quello che, soprattutto, sconfigge chiunque in quell’edizione del reality guadagnandosi il contratto UFC nello storico match in finale contro Stephan Bonnar. Un punto nevralgico della sua vita visto che da lì in poi inizia un’altra storia che nessuno, forse nemmeno lo stesso Forrest, pensava possibile.

E’ il 2005 ed esordisce in UFC con due vittorie ottenute rispettivamente contro Bill Mahood e Elvis Sinosic. Poi arrivano la sconfitta per split decision con Tito Ortiz e quella per TKO con Keith Jardine. In mezzo la vittoria per decisione unanime nella rivincita con Stephan Bonnar.

A questo punto la carriera di Griffin è a un bivio. Il 2007 però è l’anno della rinascita ed ottiene due vittorie convincenti contro Hector Ramirez e, soprattutto, Mauricio Rua. Il successo contro quest’ultimo gli spiana la strada per un’incredibile chance titolata contro il detentore del titolo Quinton “Rampage” Jackson.

Il match si disputa il 5 luglio 2008 al Mandalay Bay di Las Vegas, in Nevada. Di fronte ci sono una leggenda del Pride, nonché l’attuale campione dei massimi-leggeri UFC, e un ragazzo della Georgia con le orecchie a sventola. Nella gabbia però non c’è spazio per i formalismi.

Per questo tipo di incontri negli States i commentatori esortano gli spettatori a non sbattere le palpebre perché può succedere qualunque cosa, in qualsiasi momento. Tutti quelli che hanno assistito al match giurano così di essere rimasti con gli occhi spalancati per cinque interi round mentre Griffin e Jackson cercavano di strapparsi la vita a vicenda per arrivare alla vittoria. Uno però lo ha fatto meglio e per i giudici è il nuovo campione del mondo. Il suo nome è Forrest Griffin. Anzi, Forrest “Forrest” Griffin.

La cintura purtroppo non rimarrà intorno alla sua vita per tanto tempo. Cinque mesi dopo, nella difesa successiva, a strappargliela sarà Rashad Evans, un altro uscito dal reality TUF. Quasi come a voler dimostrare che i sogni, a volte, possono essere schiacciati dai sogni degli altri.

Griffin da quel momento non riuscirà più a riconquistare il titolo, ma metterà comunque in archivio altri momenti di puro godimento. Nella gabbia batterà due volte Tito Ortiz chiudendo la trilogia in suo favore. Nella vita privata metterà KO gli insuccessi diventando marito e padre premuroso.

Oggi è praticamente in pensione. Negli anni si è ritagliato qualche parte come opinionista UFC ed ha persino scritto due libri. Uno si intitola “Got Fight? 50 principi Zen del combattimento faccia a faccia” e rivela un po’ di aspetti della sua vita da fighter. L’altro invece è un manuale di sopravvivenza in caso di apocalisse.

Beh, cosa vi è aspettavate? E’ pur sempre il buon vecchio Forrest Griffin, mica Hemingway.

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