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UFC Las Vegas 3, le pagelle: delusione Roberts, vola Emmett. Blaydes a due facce

UFC – Here we go! Se ne va in soffitta un’altra nottata di sane arti marziali miste e non ringrazieremo mai abbastanza UFC per aver placato in questi mesi la nostra fame di sport.

Anche UFC Las Vegas 3, il penultimo evento in terra americana prima del trasferimento del circus ad Abu Dhabi per Fight Island, ci ha offerto buoni spunti che meritano di essere analizzati attraverso l’occhio critico delle nostre temutissime pagelle.

La main card si è aperta con la sfida fra Jim Miller e Roosevelt Roberts. Veterano contro giovane prospetto, il più classico dei classici. C’erano tutti gli ingredienti insomma per assistere ad un gran match, ma a tradire le attese ci ha pensato la follia spregiudicata di Roberts che lo ha indotto ad un clamoroso scivolone contro il più esperto Miller. Pochi secondi di azione, poi la contesa si sposta a terra dove la giovane cintura marrone Roosevelt vuole dimostrare di essere all’altezza della cintura nera che stringe nella sua guardia. Roosevelt riesce anche ad effettuare un ottimo scramble, ma un braccio gli rimane nella tela del ragno Miller. A questo punto arriva il secondo peccato di presunzione: Roberts, da posizione quasi eretta e quindi potenzialmente facilitata nell’accompagnare il movimento, decide inspiegabilmente di trasformarsi in Quinton “Rampage” Jackson tentando un pretenzioso slam che rischia quasi di spezzargli il braccio. Tap out provvidenziale e tutto finito. Il vecchio vince sul giovane e tutti a casa. Voto 3 per Roberts. Voto 7 per il redivivo Miller che dimostra ancora una volta come sia meglio non scherzare con i tipi della vecchia scuola. Bravo Jim, il bonus per la Performance of the Night è tuo.

Rimasti ancora con l’amaro in bocca per il rapido esito del primo match, fortunatamente ci siamo consolati con le botte da orbi che si sono scambiati Belal Muhammad e Lyman Good. Sfida divertente che metteva uno di fronte all’altro due solidi pesi welter. Un matchup equilibrato che si è materializzato anche nella gabbia con un Good che ha cercato di alzare il ritmo sul finire del secondo round e all’inizio del terzo, e un Muhammad che ha sempre risposto presente provando anche la sottomissione last minute sul finire della terza ripresa. Alla fine i giudici hanno premiato proprio quest’ultimo ma, data la sostanziale parità a cui ci sentiamo di aver assistito, il nostro voto è uguale per tutti e due: 6.5.

Colpi duri e buona intensità anche nella sfida fra Raquel Pennington e Marion Reneau. Queste due gentili signore non se le sono certo mandate a dire cercando di distruggersi i visi a vicenda a suon di dirty boxe. Alla fine a prevalere è stata la migliore consistenza della Pennington, premiata dai giudici per decisione unanime. Voto 6 di stima per la 43enne Marion Reneau. Voto 6.5 per Raquel Pennington che continua così ad aleggiare nei piani alti di una categoria UFC dove – purtroppo per lei – c’è un’extraterrestre di nome Amanda Nunes a regnare sovrana (ritiro di quest’ultima permettendo).

Siamo arrivati nel nostro racconto al co-main event UFC, ovvero il momento in cui abbiamo buttato in un angolo il nostro registro elettronico e ci siamo goduti ogni istante dell’epica battaglia messa in piedi da Josh Emmett e Shane Burgos. Al pronti via Emmett si lacera subito un legamento. Lo si capisce dalla tipica instabilità dell’arto. Contrariamente al classico giudizio di ordine medico che arriva in questi casi però Emmett elabora una nuova terapia per rimettersi in pista. E’ apparentemente semplice e non ha nessun fondamento scientifico e ve l’andiamo così a formulare: “per non sentire dolore devo colpire con tutta la violenza possibile il mio avversario”. Burgos inizialmente viene sorpreso dalla teoria luminare del californiano, poi però decide di rispondere anche lui colpo su colpo. Ne viene fuori un trattato di guerra moderna fatto di ganci al tritolo e velenose gomitate alla corta distanza. Sono round che seguono più o meno lo stesso copione con continui capovolgimenti di fronte. Emmett colpisce duro con le sue mani esplosive. Burgos cerca di sfruttare il suo maggiore allungo, ma nell’ultima ripresa finisce knockdown in due occasioni ravvicinate. E’ la svolta che decide le sorti del match. Vince infatti Emmett per decisione unanime ed è un successo importantissimo poiché lo avvicina ad una chance per il titolo dei pesi piuma. Ci sarà da valutare ovviamente la condizione del suo ginocchio, ma per il momento si becca un bel 9 per la straordinaria performance. Voto 8.5 invece per Burgos. E’ vero, ha perso, ma quando un match viene premiato come Fight of The Night per noi appassionati e addetti ai lavori non c’è mai un vero sconfitto.

E ora il main event. All’Apex di Las Vegas si affrontavano il numero 3 del ranking dei pesi massimi Curtis Blaydes e il numero 7 Alexander Volkov. Sulla carta doveva essere un match equilibrato e invece nei primi tre round abbiamo assistito ad un autentico dominio di “Razor”. L’americano ha perso in carriera solo due volte. In entrambi i casi l’esecutore è stato un certo Francis Ngannou. Blaydes così si è presentato all’incontro cercando di dimostrare a tutti di essere migliorato nello striking. Poi però, esaurito l’effetto sorpresa e per evitare rischi contro un buon kickboxer come Volkov, è ricorso inevitabilmente al suo proverbiale wrestling. Si è esibito così con alcune delle sue specialità di casa come il takedown servito su un letto di double leg, e il controllo a terra con contorno di ground and pound. Ad essere onesti una porzione di contorno abbastanza scarsa e che non ha portato a risultati proficui, anzi, gli ha fatto esaurire gran parte delle energie. Sul finire del quarto e, soprattutto, all’inizio del quinto round così Volkov si è rifatto sotto cercando di ribaltare le sorti del match. Un tentativo vano. Blaydes infatti, che potremmo definire il Khabib dei pesi massimi per la sua capacità di addomesticare gli avversari a terra, è riuscito a portare fino in fondo la sua missione e ad aggiudicarsi la vittoria per decisione unanime. Voto 5.5 per uno spento Volkov. Voto 7 invece per Blaydes, il quale avrebbe meritato almeno un punto in più se non fosse per la chiusura di match quasi disastrosa.

 

 

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