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One, lo sfogo di Belfort: “Stop alle tecniche pericolose come i calci obliqui!”

One – Vitor Belfort pensa che sia tempo di cambiare.

Il quarantatreenne, leggenda delle MMA, sta per avviarsi alla tappa finale della sua storica carriera, che verosimilmente terminerà in ONE Championship, in data e luogo ancora da stabilire. Belfort prevede di affrontare il kickboxer Alain Ngalani (sconfitto dal nostro Mauro Cerilli nel suo ultimo match in ONE, ndr.); ma da quando ha firmato con la promotion con sede a Singapore nel marzo 2019, è stato, inoltre, coinvolto nelle discussioni con i vertici ONE sullo sviluppo futuro delle MMA.

La massima priorità per Belfort è la ricerca di migliori misure di tutela alla sicurezza degli atleti, aspetto che ritiene in ritardo rispetto ad altri nello sviluppo delle MMA. Nonostante le MMA non siano mai state più accessibili al grande pubblico, Belfort si chiede come mai gli atleti stiano ancora affrontando gli stessi problemi che hanno afflitto lo sport per anni e perché la sua immagine sia rimasta stagnante.

“Ma parliamo della parte della sicurezza. La prima cosa che deve essere cambiata è la sicurezza. Guarda il football. Il football ha cambiato molte regole. L’equipaggiamento, il modo in cui attaccano, i quarterback che non possono essere colpiti come prima. Perché? Perché la prima cosa a cui pensiamo è la sicurezza” ha dichiarato a MMA Fighting.

Non mi piace il modo in cui i promoters promuovono il sangue, la violenza. Non mi piace. Perché indovina? Dimmi un promoter oltre a Chatri Sityodtong (ONE Championship CEO, ndr.) o forse Scott Coker (Presidente Bellator MMA, ndr.), persone che hanno combattuto in passato, sono state davvero sul ring e hanno combattuto, persone che sono state lì e sanno com’è farsi lividi e tagli da 200 punti di sutura in volto. È molto facile mandare qualcuno in guerra e dire: ‘Ehi, combatti per me. Sarò qui a casa ad aspettare che tu ritorni’. Quando guardi alla storia, i re in passato erano soliti combattere in prima linea nelle battaglie. Re David, ad esempio. Ora, i presidenti, dicono andiamo a combattere, ma è facile organizzare un match quando non devi andare a combattere tu stesso”.

Come affrontare al meglio i problemi di sicurezza allora? Belfort ha alcune idee radicali, inclusa la limitazione di alcune tecniche. Per lo meno, vorrebbe rivedere alcune tecniche potenzialmente pericolose, in particolare quelle che considera progettate per ferire piuttosto che portare ad una finalizzazione o a segnare punti.

In particolare, Belfort disapprova il famigerato calcio obliquo di Jon Jones, anche chiamato knee stomp, un colpo portato con la pianta del piede o il tallone in linea obliqua con obiettivo il ginocchio, la coscia o la tibia dell’avversario, che può portare a gravi infortuni per gli atleti che lo subiscono. Finché sono consentite tecniche del genere, Belfort si chiede quanto vengano percepite negativamente le MMA e come possano essere modificate per renderle più socialmente accettabili.

“La cosa più importante è… ad esempio parliamo delle lesioni dei legamenti?!” ha continuato Belfort. “Gli stomp kick. Cosa provoca quel tipo di calcio? Questa tecnica porta a vincere l’incontro o a ferire il tuo avversario? Guardo alla sicurezza del mio atleta. Può avere una carriera longeva non durante il combattimento, ma quando ha finito di combattere, può camminare bene, può avere una vita sana. L’obiettivo del combattimento è che uno dei due atleti vinca per sottomissione o per knockout o per un’azione aggressiva, una buona azione offensiva. Tutti adorano il football perché si guarda alle azioni offensive, ma anche una buona difesa che può divenire offesa va bene. È sempre attacco, difesa, attacco, difesa. Ogni sport è così”.

“Detto questo, tra le altre regole, ad esempio quando ci si procura un taglio, puoi continuare a combattere anche se si è formata una pozza di sangue. Quanto è positiva questa cosa e quanto è negativa? Non abbiamo compagnie assicurative o banche che sponsorizzano il nostro sport perché siamo considerati sport sanguinoso. Siamo l’unico sport ad essere considerato sport sanguinoso. Perché stiamo ancora andando in questa direzione? Perché [non stiamo affrontando] situazioni che possono davvero causare [lesioni]? Hai visto Jon Jones combattere contro Thiago Marreta. Thiago Marreta ha perso a causa dei calci [obliqui] che Jon Jones stava portando, gli hanno provocato la lesione dei legamenti delle ginocchia. Ovviamente, non sarà mai più lo stesso. Certo, potrà tornare a combattere, ma non sarà mai più lo stesso. Qual è lo scopo di quel calcio? Portare ad una vittoria, portare ad un knockout o provocare un infortunio?”.

Va notato che, sebbene Thiago Santos sia stato in convalescenza a causa di lesioni multiple ai legamenti del ginocchio sinistro da quando ha combattuto per 25 minuti con Jones lo scorso luglio, non è comunque accertato che i calci obliqui di Jones abbiano effettivamente contribuito in modo diretto a quella lesione.

Detto questo, Belfort indica questa tecnica come una delle diverse tecniche che, sebbene praticabili nel senso più stretto del combattimento marziale, non dovrebbero necessariamente essere consentite in competizione.

“Quel calcio ti toglie sei mesi”, ha continuato Belfort. “Forse addirittura ti impedisce di camminare come prima. Nelle arti marziali, ti insegniamo a mettere il pollice negli occhi di qualcuno. Permetteremmo che ciò accada? No, non lo permetteremmo. Si insegnano tecniche come i fish hooks (tecnica portata con un dito della mano ad uncino dentro la bocca dell’avversario con l’obiettivo di strappare la guancia, ndr.). Quindi, vedi, non si possono portare alcune delle tecniche delle arti marziali all’interno di questo sport perché si causerebbero danni che possono durare per sempre”.

Quel danno a Thiago Santos è per sempre. Non ha più i legamenti, resterà per sempre così. Dobbiamo evitare i danni permanenti ai legamenti o in altre zone delicate”.

Belfort ha altre preoccupazioni. Gli piacerebbe vedere qualcosa di simile al protocollo per le commozioni cerebrali quando si tratta di lesioni ad altre parti del corpo, fino a dare ai fighters una linea temporale più chiara su quanto tempo dovrebbero rimanere fuori dalle competizioni per il recupero. Pensa inoltre che i guantini potrebbero essere modificati per essere più sicuri. Ed è convinto che fighters, arbitri e cornermen possano essere più responsabili quando si tratta di proteggere gli atleti.

È rimasto mortificato dai danni che Anthony Smith ha subito nel suo combattimento con Glover Teixeira a UFC Jacksonville ed ha suggerito che l’arbitro avrebbe dovuto essere il primo a riconoscere che il combattimento andava fermato, indicando gli allenatori di Smith ugualmente responsabili.

“Per quale motivo?” ha dichiarato Belfort. “Che cosa hanno fatto con Anthony Smith? L’hanno solo fatto picchiare troppo. Non avrebbe vinto l’incontro. Va bene perdere. Devi avere buon senso. Quindi guardo più all’aspetto di maggiore importanza: la sicurezza dell’atleta. Non solo alla sua carriera, ma anche dopo il ritiro, per il resto della sua vita”.

“A mio avviso, molte cose devono essere riviste e modificate. Non ne ho il potere, ma sono in questo sport da prima dell’arrivo di Dana White. Prima che UFC venisse acquistata da Lorenzo Fertitta. Combatto da quando avevo 18 anni (UFC 12, ndr.), è da allora che sono coinvolto e continuo ancora a combattere. Non sono lo stesso, quindi le cose devono cambiare per poter andare avanti in un ambiente sano, migliore, le persone devono poter portare le loro famiglie agli incontri. Devono esclamare: Wow, è bello, uno sport così violento, ma con la sicurezza al primo posto”.

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