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Inside the Injury: come è avvenuta la frattura di Conor McGregor?

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UFC 264 è stato decisamente un’esplosione di colpi di scena e match spettacolari. Il Main Event, per come era partito, aveva tutte le carte in regola per entrare di forza tra i match più belli della storia. Tuttavia, un drammatico infortunio ai danni di Conor McGregor ha terminato prematuramente il confronto.

Cosa è successo?

Subito dopo un’intensa fase a terra, Dustin e Conor si rialzano per concludere il round con uno scambio in piedi, ma qualcosa non va e vediamo l’Irlandese cadere all’indietro con una smorfia di dolore sul volto, senza essere stato colpito.

Infatti, appoggiando il piede sinistro e mettendo in trazione la caviglia si vede la parte inferiore della gamba acquisire un’angolazione innaturale, fratturandosi. Conor perde quindi l’appoggio e cade a terra tenendosi la gamba rotta tra le mani.

Ma è davvero successo in quel momento? Chi tra voi ha DAZN, può scorrere fino al minuto 2:30:34 (00:14 del primo round). Qui, andando avanti molto piano, si nota un dettaglio inquietante, infatti sembra proprio che la tibia di McGregor sia ceduta nel momento poco precedente alla completa angolazione della frattura. Per adrenalina e intensità agonistica The Notorious non si è reso conto della situazione, e quando ha appoggiato di nuovo il piede facendo una ulteriore trazione, ha causato la scomposizione dei monconi ossei e anche la frattura della Fibula.

Come è successo?

Nell’intervista post match, Dustin dichiara che uno dei calf kicks che ha parato a Conor è il vero responsabile della frattura (un po’ come successo a Weidman o Silva per intenderci).

Alcuni colleghi medici, sui social o blog internazionali, hanno provato ad approfondire la cosa, senza però riuscire a trovare una risposta chiara.

Vi dico la verità, una frattura del genere, in quel momento del match, cela molti misteri. Infatti è molto difficile attribuire responsabilità al movimento effettuato da Conor e ai colpi precedenti.

Come ho spiegato durante l’ultimo episodio di MMA Super Talkshow nel canale Twitch di Alex Dandi, sono convinto che i calci di Conor abbiano co-partecipato alla frattura. In particolare quello sferrato sulla parte alta della coscia nei momenti poco precedenti la caduta in terra. Tuttavia non c’è una vera e propria obiettività clinica. Abbiamo visto l’irlandese camminare normalmente per tutto il match e pochi sono gli eventi che giustificherebbero una frattura tibiale in quel punto.

Ricordiamoci infatti che la tibia è tra le ossa lunghe più dense e resistenti del corpo umano, per potersi rompere di netto serve un fortissimo impatto contro una superficie a dir poco granitica, oppure un fattore predisponente.

La Patogenesi del danno

In questo caso, sono convinto che alla base ci sia stato un danno osseo precedente al match, che non è stato riconosciuto in tempo (come alcuni di voi si ricorderanno avevo ipotizzato per il caso di Weidman). Qui la logica è ancora più a favore di questa idea, vista la mancanza di vere cause scatenanti.

Per me, Conor McGregor è entrato nell’ottagono con una bomba ad orologeria nella tibia, senza accorgersene.

Il concetto è molto simile alle fratture da Stress (comuni tra maratoneti o i sollevatori di pesi). Si creano infatti, di solito, minime infrazioni ossee corticali o linee di frattura parziali e composte, causate dalle grandi pressioni che si esercitano sull’osso e, perché no, anche da molti calci dati in allenamento. Queste danno un dolore sordo e costante, molte volte scambiato per muscolare e quindi sottovalutato. A volte il dolore può anche mancare del tutto. Ma proprio come fosse una crepa nell’osso, un’ulteriore trauma, specialmente durante la competizione in cui l’atleta da il massimo, finisce per completare la frattura.

Si può fare qualcosa per prevenire?

Se davvero fosse questa la causa che accomuna molte delle fratture che ultimamente si stanno verificando nelle MMA, la risposta è si.

Con un attento follow-up, i team ed i medici possono instaurare controlli di routine mirati e su misura a seconda anche della strategia in atto. Infatti, ad esempio, se si allenano molto i calci, eseguire una risonanza magnetica delle tibie al momento giusto potrebbe fare la differenza, essendo in grado di individuare le aree di sofferenza ossea anche in assenza di una chiara rima di frattura. Anche se di minor specificità, pure l’ecografia con Color Doppler potrebbe aiutare nella diagnosi, andando a valutare i tessuti molli intorno all’osso. Il vantaggio di quest’ultimo è la rapidità e la praticità, anche se per contro, ha bisogno di un radiologo esperto per poter essere diagnostico.

Cosa succederà a McGregor?

Siamo molto felici di sapere, intanto che l’ex double-champ, si è subito sottoposto con successo ad un’operazione di riduzione ed osteosintesi con viti e placche metalliche (di cui possiamo vedere qua sotto gli X-Ray).

Di solito il tempo di recupero per infortuni del genere è molto lungo, tuttavia non essendo inclusa l’articolazione della caviglia, si può dire che The Notorious avrà davanti tra i 3 e i 5 mesi per un recupero osseo completo, che deve essere aiutato da trattamento di fisiokinesiterapia mirato. Aspettiamoci, se tutto filerà liscio, di rivedere McGregor nelle competizioni non prima della prossima primavera inoltrata.

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