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UFC Fight Night 174, le pagelle: esame ok per Weidman e Dariush. Lewis mostruoso

UFC – Altro giro e altra card che finisce dritta dritta nei nostri archivi. Il tour de force di arti marziali miste targate UFC sta diventando ormai un piacevole compagno di viaggio in queste bollenti notti estive e questo non può che essere un bene per tutti noi amanti del fighting.

Al resto ci hanno pensato ancora una volta gli atleti coinvolti nell’evento, i quali ci hanno regalato momenti e storie molto interessanti.

La prima narrazione d’autore è quella scritta da Beneil Dariush. Che il 31enne di origini iraniane avesse un grande grappling era cosa risaputa (e lo ha rimarcato anche questa volta). Ma che potesse alzare notevolmente il livello del suo striking a queste soglie beh, quello non era affatto scontato. E invece Dariush ha stupito nuovamente tutti abbattendosi su un fighter che fino ad ora non era mai stato sconfitto prima del limite come Scott Holtzman. Una prova maiuscola, impreziosita da un ko arrivato grazie ad uno spinning backfist destinato a rimanere negli highlights UFC (ndr. la reazione di Paul Felder è già virale).

Una vittoria importante, che certifica uno stato di forma eccellente contraddistinto da cinque vittorie consecutive. Insomma, se Dariush riuscirà a tenere sotto controllo il peso, la sua scalata nel ranking dei leggeri è destinata a continuare. Voto 7.5 per lui. 4 invece per un inesistente Holtzman.

Nel match successivo si sono ritrovate di fronte due ex campionesse Invicta come Yana Kunitskaya e Julija Stoliarenko. A prevalere per decisione unanime è stata la Kunitskaya che, con forza bruta, ha schiacciato la sua avversaria a parete per tre round interi applicando quello che ormai può essere definito come il gameplan Kamaru Usman. Una pressione immobilizzante che ha inibito ogni tentativo della Stoliarenko, la quale è riuscita ad avere un sussulto solo nel finale del secondo round con un tentativo di armbar annullato dalla titanica compagna di Thiago “Marreta” Santos. I voti? 6.5 per la Kunitskaya. Non va più del 4.5 invece la Stoliarenko.

Se l’incontro fra le due signore dell’est è risultato statico, lo stesso non si può dire di quello successivo fra Darren Stewart e Maki Pitolo. Una sfida vivace nella quale è stato Pitolo il primo a mettersi in mostra con un buon pugilato. Poi però “Coconut Bombz” si è addormentato su un tentativo di single leg takedown e Stewart ne ha approfittato chiudendolo in una ghigliottina. Una manovra risultata decisiva e che ha consegnato la vittoria all’inglese, il quale in un sol colpo ha cancellato la brutta sconfitta patita a marzo contro Fabinski e ricordato anche il suo amico Jahreau Shepherd, fighter pugnalato a morte lo scorso luglio mentre stava festeggiando il suo 30esimo compleanno. Voto 6.5 per Stewart. 4.5 per la prova dai due volti di Pitolo.

Nel co-main event abbiamo assistito alla rappresentazione di come l’ottagono può assumere i contorni del teatro ideale per la gloria, per la discesa negli inferi e, spesso, anche per la redenzione. Lo ha dimostrato per esempio Chris Weidman, che dopo aver sperimentato sulla sua pelle le prime due esperienze, è riuscito a trovare la forza per tornare a galla grazie ad una vittoria emozionante ottenuta contro Omari Akhmedov. Ammettiamolo: in molti davano per spacciato l’ex campione del mondo dei pesi medi. Eppure “The All American” ha saputo ribaltare ogni pronostico ripescando dal suo repertorio tutte quelle skills che avevano inciso sulle sue fortune in passato. Weidman si è imposto per decisione unanime mostrando un discreto striking, un’attenta difesa e, soprattutto, un ottimo wrestling. Tre chiavi di volta che hanno cancellato l’aura da favorito di Akhmedov, il quale non è riuscito a confermarsi contro un avversario di più alto rango rispetto a quelli affrontati fino ad ora (escluso ovviamente Marvin Vettori). Voto 7.5 per il redivivo Weidman. 5 invece per Akhmedov.

Per concludere l’analisi della card ci sembra doveroso consultare prima il dizionario italiano alla voce “bestia”. Il termine, nella sua accezione riferita alle persone, affonda il suo significato sulla capacità di spingersi oltremisura e di mettere in pratica o resistere a situazioni dure e fuori dal comune. Per noi volgari amanti delle arti marziali miste il tutto non può che essere raffigurato con le sembianze di un uomo solo: Derrick Lewis. Il main event non può essere raccontato diversamente, d’altronde, se non partendo proprio da questo. “The Black Beast” infatti ha resistito nel primo round a due tentativi di scarf hold choke e uno di americana da parte di Alexey Oleynik. Tre assalti che hanno incredibilmente sfinito il russo, il quale ha spinto con tutta la sua proverbiale forza per costringere alla resa l’avversario. Lewis però non ha ceduto, anzi, con la sua corporatura mostruosa è riuscito addirittura a sfiancare uno dei migliori interpreti dei pesi massimi nell’antica arte delle sottomissioni. Un vero e proprio incubo per Oleynik che, completamente distrutto nel fisico e nell’anima, è stato spedito nel mondo dei sogni nel secondo round dal solito prorompente ground and pound di Lewis. Voto 8 per The Black Beast. Non ci sentiamo di dare meno di 6 invece al povero Oleynik perché, oggettivamente, più di così non poteva fare.

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